Crisi della famiglia, dell’Individuo o del contesto sociale?
È notorio che ogni immagine valga di più di mille parole, ed è per questo che invito i lettori a visualizzare un branco di salmoni impegnato a risalire controcorrente le acque del fiume per deporre le uova e compiere il proprio mandato riproduttivo.
I pesci si affannano , e durante la risalita si urtano l’uno contro l’altro in una spasmodica gara per la sopravvivenza della specie.
Apparentemente i salmoni gareggiano individualmente, ma il loro obiettivo trascende l’individualità.
Tale immagine oltre a permetterci di incarnare la fatica, la tensione, lo stress, e tutte le altre sollecitazioni alle quali sono sottoposti gli individui ed i moderni complessi familiari , al contempo indica la strada maestra dell’imperituro impegno che, seppure può fare boccheggiare nella tenuta relazionale, non deve mai venire meno.
Non voglio tuttavia limitarmi ad osservare, ma, seppure brevemente, analizzare i fattori di rischio veicolati dai media ed in primis dalla TV, che tendono a scardinare la tenuta relazionale e ad imprimere la crisi del tessuto familiare.
Se per un verso assistiamo alla promozione della famiglia ideale e perfetta (quella delle merendine), per il verso opposto si assiste ad una reiterata ed esaltante promozione del trionfo della cultura individualista,: dell’uomo che non deve chiedere mai.
Non si tratta di mettere in discussione i fisiologici processi di separazione-individuazione, che consentono ad ognuno di uscire dall’antievolutivo involucro delle relazioni fusivo –simbiotiche, di promuovere autonomamente la propria crescita individuale, di autodeterminarsi e di manifestare la propria volontà in quanto soggetti agenti.
Si tratta solo di non scardinare l’unità relazionale.
I salmoni migrano in gruppo, posseggono un senso del Noi; questo è l’implicito messaggio dell’immagine iniziale.
La specie umana deve pertanto apprendere, come i salmoni, ad andare contro la corrente dell’imperante narcisismo, logica conseguenza dell’esasperazione dell’Io , e della nebulizzazione individualistica , dove ogni singolo individuo pensa ed agisce egoisticamente ed incurante dei suoi consimili e degli altrui bisogni.
Si tratta dunque di bilanciare una sana indipendenza individuale con una riconosciuta dipendenza.
Troppo frequentemente i media veicolano quella che pare essere divenuta la cultura dominante, dei legami divenuti insopportabili .
I contesti della famiglia-coppia divengono uno strumento per realizzare egoisticamente in primis se stessi, non utile a creare un senso del Noi.
I frequentissimi naufragi relazionali delle separazioni e dei divorzi, le cessazioni relazionali dei figli con il genitore non convivente e la sua stirpe, paiono essere la conseguenza di processi economico-sociali e culturali innescati dalla società moderna e dal progresso economico.
Si assiste in breve a un’enorme quota di malessere che inaspettatamente deriva dal “benessere” che ingannevolmente viene veicolato dagli imbonitori pubblicitari e sociali.
Tuttavia dalla profondità dei nostri abissi neurali echeggia un impulso che orienta costantemente verso la salvezza la specie umana, e che sapientemente è stato lumeggiato nel film Cast Away (naufrago), il quale dimostra come nella nostra mente esista quella che io definisco singletudine, ovvero la solitudine dell’uomo solitario.
Il protagonista del film, Chuck, e l’unico sopravvissuto su un’isola deserta, a seguito di un incidente aereo.
Dopo la necessaria esplorazione dell’isola a permettere la sopravvivenza di Chuck, sarà Mr. Wilson e la relazione che il protagonista stringe con lui .
Si tratta apparentemente di un semplice pallone di cuoio, che Chuck impronta con il sangue della sua mano, e che ben presto diviene per lui una relazione affettiva stabile, sicura, confortante ed accogliente.
Ed è all’interno dell’impegno in questa salda relazione che Chuck trova il coraggio per superare la solitudine, le intenzioni suicide e le incertezze del viaggio.
Chuck controcorrente varca le maestose, ma inquietanti e soverchianti, onde oceaniche e giunge infine alla salvezza.
Durante l’esplorazione Mr. Wilson rimane “naufrago” e l’amico cerca disperatamente, ma invano, di salvarlo rischiando nuovamente di affogare.
Sono tuttavia certo che Mr. Wilson impronta nella mente del protagonista, ed a tutti noi, un fondamentale messaggio ed una indelebile traccia relazionale: alcune esplorazione potrà essere compiutamente realizzata in assenza di una relazione con un altro solida e sicura.
Tutte le vicissitudini, sia critiche sia felici, che ci attendono durante il nostro viaggio esperienziale, necessitano per essere autenticamente risolte della presenza di una relazione affettiva reciprocamente stabile.
Stabilità, solidità, e prevedibilità rappresentano, per la mente umana, potenti motori evolutivi .
Nel cuore della cultura politica ed economica, urge riposizionare la centralità delle relazioni e la loro importanza per l’individuo e per la famiglia, riducendo ad esempio anche la virulenza dei conflitti, che frequentemente vengono esasperati nelle aule dei Tribunali.
Vi è forse la necessità di ripristinare l’insegnamento, nelle scuole di ogni ordine e grado, dell’Educazione Civica, quale contenitore della qualità delle dinamiche relazionali e dei processi interattivi, insostituibile fattore di civiltà, ovvero unica risorsa che può garantire un sereno e proficuo futuro della specie umana.
Nessuno con le proprie ali, riesce a volare troppo in alto.
Dr. G. Barile