La necessità di un’appartenenza riconosciuta
In questo articolo intendo delineare una tesi fondamentale e due conseguenti dimensioni. La tesi è rappresentata dal fatto che la mente, sia degli esseri viventi umani che non umani, è stata evolutivamente edificata per essere cullata all’interno delle relazioni. La prima dimensione conseguente è che entrambe le specie viventi sono ANIMA-LI, le quali comunicano e si relazionano fra di loro connettendosi tramite le radici dell’affettività e dell’empatia; le consolidate evenienze forniscono invece la seconda dimensione: frequentemente l’umanità degrada la propria condotta verso una sub-animalità.
Non ritengo che si tratti di una esasperazione retorica, ma non capire questi postulati può renderci ciechi di fronte ad alcune caratteristiche dell’agire razionale dell’Anima-le umano.
Sino dall’etimo si riscontra nell’essere vivente non umano la presenza di un’anima, cioè la presenza di una dimensione senziente che gli consente di partecipare ad una comune esistenza , e di comunicare ed entrare in relazione con l’Anima-le umano attraverso il codice emotivo .
Il codice consente la competenza per sintonizzare e regolare le emozioni che scaturiscono dalla relazione con l’educatore facilitando nell’Anima-le d’affezione la possibilità di instaurare con l’Anima-le umano un rapporto fiduciario; ovviamente si tratta di un rapporto bidirezionale al quale accede anche l’essere umano.
Ed è così che due mondi viventi apparentemente distanti fra di loro si connettono grazie a lacci e ponti affettivi, nei quali il vivente non umano diviene per l’uomo un moderatore ed equilibratore emozionale.
L’Anima-le non umano affiancandosi all’uomo ricerca uno spazio vitale protettivo e sicuro , e quando fortunatamente trova un ambiente per lui proficuo ed evolutivo rilancia all’uomo benessere; questa armonia relazionale consente di instaurare un circolo virtuoso che progressivamente conduce entrambi al maggiore grado di benessere esistenziale.
Chi scrive ha goduto del privilegio di vivere a contatto con Anima-li e di effettuare in loro compagnia lunghi viaggi esperienziali e pertanto può affermare che, tali compagni colgono il complesso familiare nel quale sono stabilmente ed affettivamente inseriti come un intero.
Psicologicamente l’animale d’affezione è in grado di immagazzinare nei propri abissi neurali sia un passato affettivo che una concezione di un futuro prevedibile (sostanzialmente è come se il vivente non umano a partire dai fatti affettivo-relazionali precedentemente vissuti ed immagazzinati compia un’analisi predittiva; se la relazione avvenuta in un tempo precedente con il soggetto A è stata vissuta in modo soddisfacente, nel futuro prossimo tenterà ad avvicinarsi a lui; mentre se l’incontro è stata esperito in modo doloroso e disfunzionale tenderà a prendere le distanze dall’ “interlocutore” affettivamente disregolante).
Sarebbe dunque miope considerare l’Anima-le non umano un semplice prigioniero del contesto che lo circonda al quale reagirebbe istintivamente. Ritengo non sia azzardato affermare che si tratti di un soggetto affettivamente competente nell’esplorare attivamente l’ambiente relazionale che riconosce, che sia capace di gioire all’interno di un’atmosfera emotiva familiare, ed al contempo di temere e fremere quando lo perde.
Per coloro che abbiano potuto godere del privilegio della compagnia di un Anima-le è notorio come i compagni di vita registrino e notino le assenze, festeggino i ritorni, riconoscano i compagni di gioco, ricerchino contenimento e siano dediti a fornire obbedienza; in sintesi mostrano in forma sovraelementare una dimensione caratterizzante l’umanità.
Ogni bambino dovrebbe godere del privilegio di crescere con un Anima-le d’affezione, avrebbe così l’opportunità di sperimentare attivamente una ginnastica relazionale ,di immagazzinare sia il senso del prendersi cura che la responsabilità di fornire un ambiente stabile e sicuro, ed al contempo potrebbe sperimentare su di sé le proprie qualità, in quanto i viventi non umani a specchio restituiscono nell’arco relazionale la qualità degli affetti ricevuti.
Molti umani ripiegano su se stessi e trovano esclusivo rifugio nella nicchia relazionale con l’Anima-le non umano, in quanto delusi dal consorzio umano e dai propri consimili. Ritengo che si tratti di un tratto antievolutivo che amputa il mandato esistenziale della specie umana e le reali esigenze della complessità relazionale. Un eclatante esempio storico di assenza di istinto biofilo (perdita dell’amore per la vita) ,è rinvenibile nel distorto rapporto fra Hitler i suoi consimili e Blondie , una femmina di pastore tedesco che finì uccisa avvelenata con una capsula di cianuro dal suo stesso padrone. Ben sosteneva il poeta latino Orazio : ” crudelitas in animalia est tirocinium crudelitatis contra homines”.
L’Anima-le razionale umano non dovrebbe, pena la propria salute mentale, avulgersi dal contesto dei suoi consimili, ma bilanciare e investire le proprio risorse emotive rivolgendo attenzione sia ai propri consimili che ai compagni d’affezione continuando ad intrecciare con entrambi relazioni sociali estese, e divenendo consapevole della necessità di rapporti di appartenenza riconosciuta.
A dimostrare come la specie umana abbia un’innata passione a distaccarsi dalla ragione e fatichi a mantenersi in sintonia sulle lunghezze imposte dal logaritmo della saggezza, concorrono le separazioni distruttive caratterizzate da cronica ruminazione rabbioso-vendicativa, l’immotivato allontanamento affettivo della prole da parte del genitore collocatario dal genitore non convivente, l’olocausto, i conflitti bellici, lo sfruttamento particolaristico ed individualistico di risorse economiche a scapito della collettività, il bullismo, l’aggressione dei soggetti più deboli, la cementificazione a discapito dell’ecosistema,la vivisezione. In sintesi ritmicamente l’umanità giunge a degradarsi verso la sub-animalità ed è perennemente puntuale all’appuntamento con l’odio e con l’attacco al legame.
Salute , armonia e benessere riusciranno a convivere stabilmente nei medesimi appartamenti solo rispettando tutte le creature viventi , e se i cuccioli umani saranno preventivamente alfabetizzati al vocabolario dei sentimenti ,all’educazione affettiva ed all’empatia, in modo che non si degradino da Anima-li affettivi in animali maltrattati e maltrattanti.
Dr. Giuseppe Barile